"Vie di terra"
Il Po: un tratto della via del sale
Dalla "Porta Padis" ci incamminiamo verso Moretta, ci arrampichiamo fin sul ponte (1884), ed ecco il Po, il fiume più grande d'Italia, l'artefice della Padania, via d'acqua, risorsa ittica del passato, ora diletto di affamati pescatori, fonte irrigua per l'idrovoro mais, catastrofe incombente per gli azzardi dell'uomo.
Ma il Po è stato anche una via del sale ed il percorso che noi faremo è un tratto di un più ampio tracciato; che cerca di ripercorrere idealmente l'antica via che da Marsiglia, passando per il Buco di Viso; discendeva la valle Po.
Imbocchiamo la prima sterrata a destra dopo il ponte, giungeremo all'imbarcadero degli "Amici dei Po", attrezzato anche come area per merende in riva al fiume. Sulle acque, insieme ad una innumerevole schiera di barche a punta, vedremo anche la ricostruzione di un traghetto. Se chiudiamo gli occhi potremo immaginare gli infreddoliti viandanti di altri tempi pagare il pedaggio per proseguire il cammino.
La strada costeggia un notevole impianto di riforestazione realizzato su terreni dell'Ordine Mauriziano. Essenze autoctone, che un giorno ci ridaranno un luogo del nostro passato.
Tra prati e filari di pioppi risaliamo il fiume fino alla silenziosa Brasse e, con la provinciale, giungiamo a Cardé, un altro paese rivierasco, che di Po si è nutrito e cresciuto.
Da Cardè la via del sale prosegue alla volta di Staffarda e Saluzzo. A chi vuole proseguire su questa affascinante via consigliamo di attrezzarsi di rampichino è di un poco di spirito dì avventura: Alla prima traversa a sinistra che si incontra, dopo aver svoltato a destra sulla strada principale, ci si incammina verso il guado delle Cascinasse, che porterà a Staffarda, oppure, proseguendo sulla stessa sponda; si arriverà a Saluzzo, seguendo le indicazioni che si troveranno per via.
Riprendendo il nostro percorso, attraversiamo Cardè e, all'uscita, incontriamo il castello, la chiesa e lo splendido viale alberato; che ci conduce al ponte. Lungo la discesa alberata il nostro sguardo può spaziare lontano. Tre grandi cascine, la Piè Vignolo, sulla sinistra; la Cascina Nuova e i Mileni, in lontananza, sulla destra, disegnano, con il Castello e il campanile del Santuario di Cantogno, le architetture emergenti del territorio. Ma non voltatevi indietro, ché l'ombra minacciosa dell'industria agricola si proietta sulle fragili architetture del passato: e così il paesaggio muta, e con esso i nostri pensieri.
Siamo sulla via del ritorno; vi consigliamo di abbandonare la provinciale e di svoltare verso Cantogno; riprendendo così la strada per Villafranca.
Lunghezza itinerario: circa 12,7 km.
Tra due fiumi
Il territorio dei borghi frazionari di Madonna Orti, Mottura e Bussi è un cuneo, i cui lati sono le mobili sponde del Po e dei Pellice; una terra di confine nei tempo e nello spazio, la fine di uno spartiacque, dove due bacini orografici si incontrano.
Uscendo dal paese, verso Torino, percorriamo una breve salita, che culmina con la scalinata che porta al sagrato del convento dei Cappuccini; da qui, svoltando a destra, imbocchiamo la vecchia stra da provinciale, che collegava Villafranca a I"aule e Polonghera e ai mercati di Carmagnola e Moncalieri.
II muro del convento e il piano dalla strada s'incontrano poco prima del viale che porta alla stazione; una via ormai sedentaria, residenziale, che un tempo accoglieva i viaggiatori giunti in treno in sieme con gli infiniti viaggi di operai e studenti, pendolari tra la città e il paese.
La ferrovia, ormai chiusa, la incontriamo al passaggio a livello, sempre aperto, e di qui, abbandonate le ultime case del paese, la provinciale serpeggia pigramente, tra le onde di terra disegnate dalle acque del Po, verso il Porto di Faule.
Carri, cavalli, calessi, buoi, gente a piedi, un piccolo quanto alacre traffico contadino di prodotti e mercanzie ha animato, fino al secondo dopoguerra, questa terra ricca e fertile, questo triangolo dove, ancora in buona parte intatte, sono presenti le testimonianze architettoniche di un mondo passato: cascine, cappelle, ville, piloni votivi, tettoie, chiabotti ecc.
Poco fuori del paese incontriamo la Cappella di Fortuna, che tanti viandanti ha riparato da temporali, grandinate e notti umide; qui, se si è fortunati, al mattino, si può vedere una civetta che riposa sul tetto.
Dopo un chilometro la strada si accosta al Po; dall'alto vediamo il primo meandro del fiume e di là, sul territorio di Moretta, le suggestive cascine Ceresole.
I Cerutti sono la prima borgata che incontriamo; sulla sinistra, in lontananza, scorgiamo la cascina Musinasco, con a fianco una bianca dimora di campagna. Proseguendo sulla provinciale attraver siamo Madonna Orti, passando accanto alla cascina Pignatelli, per giungere poco dopo ai porto di F=aule, dove un tempo il "Portuné" trasbordava da una sponda all'altra i viaggiatori. Oggi si vedono ancora i pilastri di un ponte progettato negli anni'S0 e mai realizzato. La meccanizzazione dell'agricoltura avanzava, e il trasporto con i camion sostituiva i carri a trazione animale; un'epoca finiva. ®i !à dal fiume la trattoria del Porto di Faule é ormai irraggiungibile.
Poco a valle c'è la confluenza con il Pellice; per raggiungerla torniamo a Pradone e imbocchiamo la stradina verso il Pilone Goretto, svoltiamo ancora a destra e ci avventuriamo nell'esplorazione di un territorio che più di altri è in continua modificazione, una frontiera dove l'acqua e l'uomo giocano un'infinita partita per definire il confine dei rispettivi domini.
Ancora una volta torniamo sui nostri passi, costeggiamo la cascina Musinasco, il cui toponimo ci rimanda all'antico borgo che, insieme a Fontanile e Borgo Soave, ha dato origine a Villa Franca; arriviamo così tra le case della frazione Mottura. Qui possiamo rifocillarci alla trattoria, un agriturismo ante litteram, dove vengono serviti antipasti fatti in casa, salumi, primi e pietanze secondo la tradizione della campagna piemontese.
Riprendiamo la strada verso il Pellice, !a costeggiamo, attraversiamo la frazione Bussi e ritroviamo la strada ferrata e la provinciale.
Per chi ha ancora voglia di curiosare, è consigliabile una puntata ai boschi di Tetti Girone, un ultimo residuo di foresta planîziale, di quei boschi che un tempo ricoprivano quasi tutte le terre fin qui attra versate. Si percorre la statale in direzione di Vigone, si supera il ponte e, subito dopo il passaggio a livello, si imbocca la sterrata che riporta verso il Pellice. Si costeggia il torrente per qualche centinaio di metri e non tarderemo a riconoscere gli alberi secolari; abbandoniamo le biciclette ed esploriamo il bosco, che, per quanto piccalo, emana la potente suggestione di un mondo incontaminato.
Chi é stanco e non vuole avventurarsi su una strada trafficata, arrivato ai Bussi imbocchi la campestre delle Case Nuove dei Bussi, attraversi la ferrovia e la statale e si incammini verso la frazione San Nicola.
Siamo sulla strada del ritorno, superata o borgata ancora un paio di chilometri ci separano da Villafranca.
Lunghezza itinerario: circa 22,8 km.
Ultimo aggiornamento pagina: 08/04/2008 13.55.00
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